Progetto di storia militare

FORZE ARMATE E SOCIETÀ CIVILE DA FIRENZE CAPITALE ALL’ITALIA REPUBBLICANA
Il progetto si propone di mettere in rilievo il contributo di Firenze e della Toscana alla costruzione di un rapporto fecondo tra le forze armate e il popolo. Come capitale ebbe un ruolo decisivo nella trasformazione che portò l’Italia, dopo l’ossessione della guerra al brigantaggio, ad essere un “paese normale”. Il periodo della capitale fu uno snodo fondamentale in questo senso, attraverso gli strumenti della cultura e della formazione militare conseguenti alla coscrizione di massa, verso un avvicinamento tra lo stato e il cittadino che si sarebbe compiuto integralmente nel lungo periodo, non senza momenti di contraddizione.
Il periodo della capitale appare essenziale in questo filo che finì per legare le diverse radici storiche degli eserciti preunitari e il fondamento più nobile del volontariato risorgimentale, verso un soggetto complesso e talvolta ricco di chiaroscuri, indispensabile all’avvicinamento tra il paese sognato e il paese reale. Anche nei decenni successivi, Firenze, attraverso gli uomini, le istituzioni militari e i relativi riferimenti culturali, ebbe sempre una parte di primo piano in tal senso, fino al momento decisivo della Resistenza e della guerra di Liberazione in cui quel rapporto si rivelò determinante.
Sia l’esercito, con i suoi riti e con la “scuola della caserma”, sia la marina, con la formazione di ufficiali ed equipaggi, sia più tardi l’aviazione e, come elemento di fondamentale continuità, il legame stabilito dai carabinieri tra le istituzioni e il territorio, appaiono elementi fondamentali per la formazione di una coscienza nazionale unitaria e del suo consolidamento.
Si tratta dunque di verificare, a partire dal periodo di Firenze capitale, e con uno speciale riguardo alla Toscana, le ragioni e gli esiti del lungo processo di dimensione nazionale, studiando il tema “Forze armate e popolo” dal Risorgimento alla Liberazione, tempo della coscrizione obbligatoria nel quale le forze armate hanno via via costruito un rapporto con la società che potrebbe definirsi, rispetto ad altri periodi, di “minore contestazione”.
La ricerca, assolutamente originale e documentata, si svolgerà secondo alcune direttrici di lavoro:
1) IL VOLONTARIATO (COME MEDIAZIONE A PARTIRE DAL POPOLO DEL RAPPORTO TRA LA SOCIETÀ CIVILE E LE FORZE ARMATE)
2) FIRENZE CAPITALE MILITARE
3) LA TOSCANA FRA RISORGIMENTO E PRIMA GUERRA MONDIALE
4) LE RAPPRESENTAZIONI DEL RAPPORTO FRA LE FORZE ARMATE E IL POPOLO (ARTE, LETTERATURA E MUSICA)
5) LE PROPOSTE E LE CRITICHE DELLE FORZE POLITICHE E LE ISTITUZIONI DEL RECLUTAMENTO
Tutti questi indirizzi di ricerca, troveranno momenti di approfondimento, di confronto e di divulgazione in prospettive di comunicazione diversificate: sedi scientifiche, mostre, pubblicazioni, concerti e convegni.
IL VOLONTARIATO (COME MEDIAZIONE A PARTIRE DAL POPOLO DEL RAPPORTO TRA LA SOCIETÀ CIVILE E LE FORZE ARMATE)
Nel panorama storico italiano, l’idea del volontariato militare si era affermata, nel periodo rivoluzionario e napoleonico, con difficoltà assai maggiore rispetto all’esempio della Francia dove più solido era stato l’affermarsi di una concezione del cittadino-soldato o della Nazione armata. Tuttavia, la partecipazione di una élite di volontari alle armate napoleoniche aveva contribuito al formarsi di una coscienza nazionale legata all’esercito e alla bandiera. Il tema della nazione armata, con la restaurazione, si affermò dunque assai faticosamente anche se vi contribuirono autori di grande spicco, come Carlo Bianco di Saint Jorioz e Guglielmo Pepe. Il volontariato si affermò progressivamente in relazione all’emergere di una cultura risorgimentale e si alimentò anche delle esperienze che alcuni fecero nelle battaglie di libertà in altri paesi d’Europa e nel mondo. Per questo l’idea della Nazione armata andò sempre più identificandosi con il mito di Garibaldi anche se il fenomeno ebbe una portata più vasta per l’adesione alle guerre di indipendenza, per altri miti come quello di Curtatone e Montanara, per il riconoscimento dell’esercito sabaudo come fattore di vita nazionale.
Dopo il 1860, il volontariato garibaldino assumeva il compito prioritario di rappresentare il valore della Nazione armata anche perché si poneva in modo antagonista alle scelte politiche e diplomatiche che ritardavano il compiersi dell’Unità. Quel volontariato aveva una forte carica politica tanto da scindersi esso stesso in diverse visioni rispetto alla fedeltà monarchica e da essere visto con sospetto dalle istituzioni politiche e militari. Marginalizzato e in qualche modo superato dalla coscrizione, il volontariato rimase poi sempre un fattore latente e denso di implicazione politica, destinato a riemergere in maniera determinante in alcuni momenti critici della vita nazionale. Studiare il fenomeno nel lungo periodo significa misurarsi con l’intreccio tra fattori militari, inclinazioni ideologiche, convinzioni istituzionali, riferimenti sociali e generazionali, concezioni relative alla guerra. Momenti topici saranno rappresentati dalla prima guerra mondiale, dalle guerre coloniali e dalla partecipazione alla resistenza e alla guerra di liberazione. La ricerca
considererà la Toscana, e Firenze in particolare, come laboratorio di verifica, basandosi principalmente sulle carte degli archivi di stato.
LA TOSCANA FRA RISORGIMENTO E PRIMA GUERRA MONDIALE
Culla storica della lingua e dell’arte italiana, e quindi di larga parte dell’identità culturale e spirituale del Paese, la Toscana ha contribuito al conseguimento dell’Unità e dell’Indipendenza italiana anche con molti uomini celebri, intellettuali e combattenti che dai moti del 1821 alla fine della Grande Guerra presero parte alle vicende dell’Italia risorgimentale e nazionale. Fra i tanti protagonisti di quell’epoca importante per la nostra storia, alcuni personaggi in particolare possono essere ricordati, Giuseppe Montanelli, scrittore e politico, combattente a Curtatone e Montanara nel 1848 e poi membro del primo Parlamento italiano, Giuseppe Prezzolini, perugino di nascita, ma toscano di origine e cultura, scrittore e critico letterario fu volontario nella Grande Guerra e Curzio Malaparte scrittore e volontario garibaldino del 1914.
Il Progetto di Studio, proposto da Dipartimento di Storia Militare SAGAS dell’Università di Firenze, si auspica di raggiungere i seguenti obiettivi:
– individuare quei toscani che come soldati erano inquadrati nelle varie forze armate nel periodo storico in questione.
– conoscere la percentuale dei toscani che parteciparono come volontari arrivando a distinguerne la composizione sociale.
– mettere in luce, qualora ci fossero. eventuali sacche di renitenza alla leva.
– rintracciare l’incidenza del conflitto sul tessuto sociale della Toscana (Feriti e mutilati)
Tramite lo svolgimento di questo progetto si arriverà ad individuare anche come sia i soldati che partirono per gli scontri sia quelli che tornarono in patria abbiano cambiato la società e la stessa regione Toscana, ad esempio con l’edificazione della ferrovia e di ricoveri per feriti e invalidi di guerra.
Gli archivi che verranno interessati nel corso della ricerca saranno quelli civili come l’Archivio di Stato e l’Istituto Storico della Resistenza e quelli militari come l’Albo d’Oro e l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito.
FIRENZE CAPITALE MILITARE
Nel contesto di un’analisi ampia delle conseguenze del trasferimento della capitale da Torino a Firenze, uno dei fattori più importanti per i suoi riflessi sull’economia e sul tessuto cittadino è rappresentato dal trasferimento di tutte le strutture amministrative del nuovo stato dall’una all’altra città e, in particolare, dei comandi e delle forze militari. Assieme alla corte, infatti, furono spostati tutti i ministeri e anche le principali società che agivano per conto o in parallelo allo stato nel settore assicurativo, finanziario e bancario. Inoltre, con le disposizioni del 22 dicembre 1861, che accordavano al governo la facoltà di occupare per ragioni di pubblico servizio le case delle Congregazioni religiose e sua proroga (24 dicembre 1864) fino al luglio 1866, si rese disponibile un numero consistente di edifici all’interno di ogni area urbana. Di queste disposizioni si avvalse soprattutto Firenze per accogliere, al proprio interno, la corte, l’apparato del nuovo stato e ciò valse, in particolare, per i comandi militari e per tutte le strutture che vi facevano riferimento con la conseguente mobilitazione di un grande numero di uomini in uniforme.
Un elenco specifico della destinazione dei vari edifici religiosi a sede di ministeri e di altre strutture dell’apparato statale è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 304 del 24 dicembre 1864. Il reperimento di edifici religiosi da adibire ad uso militare, era cominciato a Firenze nel 1862 secondo la seguente tabella:
Data del decreto d’occupazione
Denominazione delle case religiose
Servizio di destinazione
Capacità uomini e cavalli
30 gennaio 1862
Convento del Carmine
Caserma
500
30 gennaio 1862
Convento S.to Spirito
Caserma
700
30 gennaio 1862
Convento Ogni Santi
Caserma
300
6 febbraio 1862
Santa Trinita
Caserma
400 uomini, 15 cavalli
22 febbraio 1863
Monastero S.ta Apollonia
Magazzini di Intendenza militare
Molti fabbricati, quindi, furono acquisiti successivamente per accogliere anche uffici del Ministero della guerra, corpi delle forze armate e strutture militari. Seguendo anche le indicazioni delle schede inserite nel volume intitolato Nascita di una capitale, si possono individuare tutti i complessi adibiti a esigenze militari per l’anno 1865 e ricostruirne le diverse fasi del loro adattamento. Importante, a questo proposito, risulta la figura del ten. col. Giovanni Castellazzi, responsabile di molti progetti di adeguamento delle strutture religiose nel suo ruolo di direttore del Genio Militare di Firenze.
L’ubicazione dei ministeri della Guerra e della Marina e delle caserme destinate ai corpi d’armata seguiva una strategia che doveva coniugare le esigenze dell’acquartieramento con la necessità di controllo dell’abitato cittadino. Significativa appare, infatti, la collocazione, nel convento del Carmine, delle Guardie del Corpo di S. M. (in opportuna vicinanza con la Reggia di Palazzo Pitti), la sistemazione dell’Intendenza Militare e Caserma dei Carabinieri nel convento di Candeli (quartiere di S. Croce) e infine il
Comando di Piazza nel convento di S. Maria Novella (quartiere di S. Maria Novella), secondo un dichiarato presidio dei settori urbani più densamente popolati.
Importante anche sottolineare che inizialmente, cioè al momento della sua formazione, l’Istituto Topografico Militare (che nel 1882 assunse la denominazione attuale), venne collocato nel complesso della Ss. ma Annunziata prima appartenuto all’ordine dei frati Serviti.
Non sono molti gli studi che mettono in risalto il rapporto fra società civile e questo nuovo afflusso di personale militare in una città già sottoposta a molteplici pressioni dal contemporaneo piano di ampliamento di Giuseppe Poggi.
Firenze capitale, per il tempo brevissimo che lo fu, si distinse soprattutto come un immenso cantiere, destinato a restare tale, anche dopo la perdita della sua funzione di centro maggiore dell’Italia unita. Nonostante, quindi, il denaro profuso dallo Stato italiano, e quello investito dal Comune di Firenze, i risultati più concreti e duraturi si consolidarono solo nel lungo periodo contraddicendo la speranza dei fiorentini di una permanenza della capitale a Firenze per almeno un ventennio. La perdita di prestigio della città fu tale che, nel dicembre del 1878 venne istituito un Comitato – di cui faceva parte anche il patriota e senatore Vincenzo Malenchini – per sollecitare dal governo i provvedimenti «che debbono far cessare o almeno attenuare uno stato di cose che si rende ogni giorno più insopportabile per questa sventurata città». Quanto veniva richiesto al Sovrano e alle due Camere non doveva essere inteso come un favore bensì per “giustizia dovuta”.
L’indagine quindi si concentrerà non solo sugli aspetti positivi della presenza del sovrano, di una reggia, di una corte e di un nuovo apparato statale a Firenze con tutto quello che comportava sul piano militare, ma anche su quelli meno appariscenti e non sempre positivi per l’immagine e l’economia della città e su come l’opinione pubblica reagisse a tanti mutamenti. I fiorentini sembrarono, ad esempio, quasi compiaciuti della trasformazione in una unica caserma di due conventi molto antichi: San Girolamo sulla costa e lo Spirito Santo. In linea generale, però, «nonostante la presunta similarità tipologica fra il convento e la caserma, tutti i lavori di trasformazione nei conventi destinati a questo uso, si rivelarono disastrosi per la struttura architettonica. Tutto fu utilizzato: gli spazi liberi (orti, chiostri, giardini) saturati, le chiese, nei casi in cui furono occupate, diventarono magazzini). Anche gli interventi dei due ingegneri torinesi, Giovanni Castellazzi e Paolo Comotto (ambedue allievi di Carlo Promis), vennero più volte criticati per avere anteposto «di fronte a qualsiasi edificio, monumentale e non, il loro scopo di ottenere il maggior decoro e la minore spesa». Esemplare a questo proposito si rivelò la trasformazione del Convento di S.ta Caterina in palazzo per meglio adattarlo alla funzione di Ministero della Guerra (palazzo dalla porta nana).
In questo contesto, verrà dedicata particolare attenzione ai seguenti temi:
 La distruzione delle strutture militari antiche (ved. mura) e la realizzazione dei nuovi ambienti militari.
 Dislocazione, adattamento e restauro degli immobili destinati a uso militare.
 I protagonisti delle scelte: a cominciare dai membri della commissione per definire le sedi dei ministeri nella nuova capitale. Cioè dagli ispettori del Genio Civile Agostino della Rocca e Carlo
Falconieri, dal direttore del Genio Militare Giovanni Castellazzi e dal suo collega Paolo Comotto e da quello dell’Ufficio speciale per il Servizio dei Fabbricati civili e demaniali Francesco Mazzei.
 L’esercito nei giornali dell’epoca.
 Documenti e oggetti relativi a Firenze capitale provenienti da collezioni militari.
 Rapporti fra società civile e militare. Luoghi di incontro, parate, divise. Partenza per la Terza
guerra d’indipendenza.
LA TOSCANA FRA RISORGIMENTO E PRIMA GUERRA MONDIALE
Culla storica della lingua e dell’arte italiana, e quindi di larga parte dell’identità culturale e spirituale del Paese, la Toscana ha contribuito al conseguimento dell’Unità e dell’Indipendenza italiana anche con molti uomini celebri, intellettuali e combattenti che dai moti del 1821 alla fine della Grande Guerra presero parte alle vicende dell’Italia risorgimentale e nazionale. Fra i tanti protagonisti di quell’epoca importante per la nostra storia, alcuni personaggi in particolare possono essere ricordati, Giuseppe Montanelli, scrittore e politico, combattente a Curtatone e Montanara nel 1848 e poi membro del primo Parlamento italiano, Giuseppe Prezzolini, perugino di nascita, ma toscano di origine e cultura, scrittore e critico letterario fu volontario nella Grande Guerra e Curzio Malaparte scrittore e volontario garibaldino del 1914.
Il Progetto di Studio, proposto da Dipartimento di Storia Militare SAGAS dell’Università di Firenze, si auspica di raggiungere i seguenti obiettivi:
– individuare quei toscani che come soldati erano inquadrati nelle varie forze armate nel periodo storico in questione.
– conoscere la percentuale dei toscani che parteciparono come volontari arrivando a distinguerne la composizione sociale.
– mettere in luce, qualora ci fossero. eventuali sacche di renitenza alla leva.
– rintracciare l’incidenza del conflitto sul tessuto sociale della Toscana (Feriti e mutilati)
Tramite lo svolgimento di questo progetto si arriverà ad individuare anche come sia i soldati che partirono per gli scontri sia quelli che tornarono in patria abbiano cambiato la società e la stessa regione Toscana, ad esempio con l’edificazione della ferrovia e di ricoveri per feriti e invalidi di guerra.
Gli archivi che verranno interessati nel corso della ricerca saranno quelli civili come l’Archivio di Stato e l’Istituto Storico della Resistenza e quelli militari come l’Albo d’Oro e l’Archivio dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore Esercito.
LE RAPPRESENTAZIONI DEL RAPPORTO FRA LE FORZE ARMATE E IL POPOLO (ARTE, LETTERATURA E MUSICA)
In coincidenza con il periodo di Firenze capitale, avendo alle spalle la frattura rappresentata dal brigantaggio, fu fortemente avvertita la necessità di ricucire il rapporto tra esercito e popolo anche sul piano culturale. A quest’opera contribuirono scrittori come Giuseppe Cesare Abba, con una serie di racconti, sillabari come quelli preparati da Vincenzo Troya, libri di lettura come quelli di Giovanni De Castro, ed altri contributi al superamento dello iato, utili anche ad affrontare il carico di analfabetismo presente nelle truppe. Lo stesso Abba e Edmondo De Amicis proposero poi giornali mirati a quegli scopi, e lo stesso De Amicis scrisse racconti militari, raccolti in volume, e bozzetti sulla vita sotto le armi, sempre in chiave pedagogica ed etica. Un concorso promosso dal Ministero per appositi libri di testo, tra il 1869 e il 1870, con qualificatissimi partecipanti, costituì il culmine di uno sforzo che legava insieme miglioramento della qualità culturale dell’esercito e promozione della cultura popolare in ottica patriottica e nazionale, svolto in parallelo con le riforme rese necessarie dagli insuccessi della terza guerra di indipendenza.
Nei decenni successivi quell’intento non si perse e continuò a mostrarsi vivo in opere a grande diffusione popolare – si pensi ad esempio al Cuore dello stesso De Amicis, anche se una parte della cultura positivista contrappose opere critiche verso il sistema e la vita militare. Un’altra parte del positivismo letterario perseguì invece in altro modo il modello ideale della connessione tra “vita pubblica” e “vita militare”, come fu per gli scritti di Nicola Morselli. In questa chiave va svolta la ricerca, rintracciando il rapporto tra gli scritti e l’evolvere delle istituzioni militari, tenendo conto del rilievo sempre crescente che assunsero giornali e opere sorte dalle stesse fila dell’esercito e degli altri corpi, e del mito dell’eroe via via affermato nel corso delle guerre. Analoga ricerca deve compiersi nel campo della arti figurative, dove il mito del combattente si afferma fino dal Risorgimento anche attraverso l’opera dei pittori-soldati e si amplia sempre più fino al culmine delle rappresentazioni scaturite dalla grande guerra. Egualmente, deve essere ricostruito il contributo della musica, delle marce e degli inni, delle orchestre militari, speciale anello di congiunzione tra le forze armate e la percezione popolare. Le fonti principali, per questa ricerca, che presuppone un’accurata ricognizione, saranno le pubblicazioni, i giornali militari in particolare, e le carte del Ministero della Guerra relative alle iniziative culturali.
LE PROPOSTE E LE CRITICHE DELLE FORZE POLITICHE E LE ISTITUZIONI DEL RECLUTAMENTO
Quando si dice forze armate (esercito, marina, aeronautica, carabinieri, ma anche milizia) troppo spesso si pensa ad istituzioni nazionali che non hanno un rapporto con il territorio. La ricerca invece vuole dimostrare quanto queste realtà conoscano bene, analizzino e ‘sfruttino’ il territorio.
Questa sezione del progetto di ricerca (e del convegno finale), forse un po’ tradizionale ma necessaria, mira a ripercorrere le linee generali delle principali forze politiche relativamente al rapporto fra forze armate e popolo, con particolare studio delle forze d’opposizione e critiche (nelle cui parole emergono in maniera più distinta problemi, lacune e affanni delle scelte della classe dirigente). L’attenzione andrà in primo luogo al periodo di Firenze capitale, come snodo che di fatto contribuì a cementare le scelte di Torino, non foss’altro perché non le mise in discussione. Sarebbe stato, infatti, possibile superare – allora – le scelte operate nel lustro precedente, a Torino, quando, riguardo alle istituzioni militari, fu scelto il reclutamento a base nazionale e non territoriale (in una parola, con i coscritti che erano smistati in più regioni italiane esclusa quella di provenienza). Nonostante le pressioni dei democratici, quella scelta non fu rimessa in discussione, con conseguenze che sarebbero durate fio al 2006 (perché, fino ad allora, sia pur in proporzioni diverse e decrescenti, i giovani italiani continuarono a prestare servizio militare in tutto il Paese).
Questa prima parte del progetto di ricerca mirerà a ricostruire, nel lungo periodo, anche sulla base di dati quantitativi:
 i numeri dei soldati fiorentini e toscani reclutati,
 il loro indirizzamento,
 i luoghi dove prestarono servizio,
 i luoghi dove combatterono,
 i luoghi e i numeri dei caduti.
Saranno analizzate fonti quantitative e qualitative disponibili negli archivi di Stato e militari di Firenze e Roma.
La ricerca, quindi, prenderà avvio da quando l’Italia liberale – dopo il primo decennio unitario con tre guerre di indipendenza e una guerra di brigantaggio – si avviò a divenire un ‘Paese normale’ nell’Europa contemporanea e analizzerà l’intero periodo fino alla Liberazione.
L’indagine mirerà a ricostruire:
 la geografia storica dell’evoluzione del reclutamento militare a Firenze e in Toscana, dai primi anni dell’Unificazione e di Firenze capitale almeno sino alla Grande guerra, al fine di determinare cos’erano ‘realmente’ per i fiorentini e i Toscani
 ma la realtà effettuale non basta: non meno importanti furono le rappresentazioni e le percezioni: da qui l’utilità di un esame delle discussioni e le critiche delle opposizioni democratiche, repubblicane e garibaldine alle scelte liberali moderate in tema di politica militare e di rapporto forze armate-popolo durante il periodo di Firenze capitale
 le analisi e le proposte delle opposizioni democratiche e poi socialiste e cattoliche sui temi di politica militare sotto l’Italia liberale
 le critiche dei pacifisti e dei pochi antimilitaristi al tempo della Prima guerra mondiale
 l’opposizione alla politica bellicista del fascismo, sotto il profilo militare, nella stampa antifascista

A fronte delle sezioni procedenti della ricerca (e del convegno) che analizzano principalmente il rapporto fra forze armate e popolo dalla prospettiva delle istituzioni militari e della classe di governo, questa ricerca mira a gettare uno sguardo unitario alle voci di un’Italia che rimase sempre di minoranza: ma la cui eco sarebbe stata sempre presente e che sarebbe infine stata decisiva perché il Paese non arrivasse impreparato all’appuntamento con la riscossa contro il fascismo, con la Resistenza e con la Liberazione, tutti momenti nei quali il rapporto fra forze armate e popolo, fra Stato e popolazione, si invertì, pur permettendo proprio sul punto dello spirito combattente popolare quella significativa affermazione che avrebbe portato – nelle sue varie forme, dalla Resistenza armata partigiana alla partecipazione militare alle ricostituite Forze armate sino alla Resistenza senz’armi degli Internati militari italiani – alla nascita della democrazia e della Repubblica. Una particolare attenzione verrà data ai rapporti tra i Carabinieri e il territorio, in generale, ed in particolare nel periodo della Resistenza, quando una serie di episodi, primo tra tutti l’eroico caso dei Martiri di Fiesole – che sarà oggetto di particolare attenzione nel 70° della Liberazione – contribuì al rinnovato rapporto tra il mondo militare e il mondo civile a Firenze e in Toscana.

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